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lunedì, 27 ottobre 2008

Reagan e Craxi: i documenti segreti dell'ultimo incontro (1988)

craxi_piniMi aveva incuriosito un cenno di Massimo Pini nella sua biografia di Craxi (Milano, Mondadori, 2006).

«In parallelo con le disgrazie di Ciriaco [De Mita, all'epoca Presidente del Consiglio],  - scrive Pini - la figura di Craxi si ammantava di sempre maggior prestigio, anche internazionale. Premiato nell'ottobre 1988 come “uomo dell'anno” dalla comunità italoamericana, era stato ricevuto nuovamente da Ronald Reagan alla Casa Bianca, alla vigilia delle elezioni presidenziali che avrebbero visto la vittoria di George Bush senior» (p. 384 dell'edizione Oscar).

Che, nonostante la crisi di Sigonella e alcune punte dialettiche con Washington, la figura di Craxi fosse per l'Amministrazione Reagan, nel 1988, ancora così importante per i rapporti con l'Italia e per il collocamento di quest'ultima nel blocco occidentale, Pini lo fa certamente intuire dalle righe che ho citato.

Ma la documentazione segreta e declassificata americana consente ora di studiare sotto una luce nuova quella visita negli Stati Uniti dell'ormai ex premier italiano.

Non è raro che un ex primo ministro desideri incontrare un Presidente ancora in carica, specialmente se esiste una corrente di stima personale. Dal punto di vista protocollare, tuttavia, è ovvio che la cosa assuma un significato del tutto diverso rispetto a un “vertice” fra pari grado.

Eppure la visita di Craxi negli Stati Uniti, nei giorni 20-22 ottobre 1988, tralasciando gli aspetti privati (il leader socialista vi si recava per ricevere un premio dalla comunità italiana) assunse, come vedremo, un'importanza diplomatica forse di non poco conto.

Anzitutto una precisazione. Com'è logico, è Craxi che, in previsione della trasferta americana, chiede di essere ricevuto da Reagan, e lo fa verso la metà del settembre 1988 attraverso il Dipartimento di Stato.

Ce lo dice una memorandum confidenziale per il Consigliere alla Sicurezza Nazionale, Colin Powell, del 22 settembre 1988, redatto dal Segretario esecutivo del Dipartimento, Melvyn Levitsky.

«Bettino Craxi – vi si legge – ex Primo Ministro e attuale leader del Partito Socialista Itaiano, ha chiesto un breve incontro di “addio” e la possibilità di una foto ricordo col Presidente, durante la sua visita a Washington del 20-22 ottobre Craxi sarà a Washington in primo luogo per ricevere un premio dalla Fondazione italo-americana. Sarà ospite d'onore, il 21 ottobre, alla colazione offerta dal Segretario [di Stato] Schultz e spera altresì d'incontrare il vice-Presidente [George Bush senior]. Craxi è ampiamente considerato la figura più di spicco della politica italiana odierna. E' il maggiore candidato a succedere al Primo Ministro De Mita nel caso in cui i democristiani dovessero rassegnare le dimissioni».

E poi una frase rivelatrice: «L'appoggio di Craxi potrebbe dimostrarsi un grande vantaggio per gli Stati Uniti nel conseguimento di più ampi obiettivi internazionali. Il Dipartimento di Stato appoggia questa richiesta di una foto ricordo e di un breve incontro col Presidente, nel caso in cui l'agenda del Presidente lo consenta».

E l'agenda di Reagan consentì. Durò esattamente quindici minuti, dalle 10,30 alle 10,45, il colloquio fra Ronald Reagan e Bettino Craxi, quel 20 ottobre 1988.

I diari di Reagan hanno in proposito solo un fuggevole cenno: «Giovedì, 20 ottobre: ...Visita da Bettino Craxi, ex primo ministro italiano». (The Reagan Diaries, New York, Harper & Collins 2007, p. 659).

Certamente, in una giornata densa, iniziata alle dieci del mattino con questioni di bilancio che il nuovo Presidente degli Stati Uniti avrebbe ereditato (e Reagan ne parlò proprio con George Bush senior, suo vice, e suo successore di lì a poco); giornata proseguita con un incontro con Colin Powell dopo un attacco suicida al confine israelo-libanese, e coi problemi legali dell'ex presidente filippino Marcos; culminata poi in un vertice col Presidente sudcoreano Roh Tae Woo, in visita a Washington; in un tale contesto, insomma, era chiaro,  che la venuta di Craxi a Washington potesse meritare pochissime righe di diario da parte del Presidente americano.

Ma i documenti segreti sono molto più dettagliati e assai più interessanti.

Vi è anzitutto un promemoria segreto, preparato da Colin Powell per Reagan.

Craxi, vi si legge, ha chiesto di incontrare il Presidente (quasi uscente: siamo alla vigilia delle elezioni presidenziali) degli Stati Uniti per un congedo e per ringraziarlo per la il suo efficace modo di gestire l'alleanza atlantica e le relazioni est-ovest. Seguono, nel documento, alcune interessantissime annotazioni di Powell: «Craxi è il più potente leader politico italiano. Come Primo Ministro fra il 1983 e il 1987, ha forgiato una politica estera italiana più assertiva, sostenendo il dispiegamento in Italia dei missili nucleari a medio raggio, e unendosi a noi e agli altri alleati occidentali nell'inviare forze di pace in Libano, e dragamine nel canale di Suez. Da quando ha lasciato l'incarico nel 1987, ha energicamente appoggiato la decisione dell'Italia di accettare il ridispiegamento della nostra 401ma squadriglia di caccia dalla Spagna in Italia. Ha difeso la decisione del governo di dispiegare le navi italiane nel Golfo Persico, e di contribuire alla forza di osservatori delle Nazioni Unite che controlla il cessate il fuoco tra Iran e Iraq. Il partito socialista di Craxi è secondo in grandezza nella coalizione pentapartito al governo attualmente diretta da Ciriaco De Mita, che vi ha reso visita in giugno. Tutti gli osservatori politici in Italia predicono che Craxi diverrà ancora una volta primo ministro italiano. Abbiamo avuto la nostra razione di divergenze con Craxi in passato, in particolare sulla politica mediorientale e in relazione alla Libia. Ma, tutto sommato, egli è stato uno dei più saldi sostenitori dell'Occidente».

Questo era il quadro tracciato da Colin Powell per Reagan.

Il secondo foglio di questo promemoria segreto è altrettanto interessante. S'intitola “Punti da trattare” con Craxi.

Sono cinque, una sorta di linea-guida per Ronald Reagan, nei quindici minuti concessi al leader socialista:

  • «Sono lieto di rivederla a Washington. La nostra amicizia con l'Italia è provonda e durevole.
  • Il contributo italiano alla sicurezza occidentale è stato ammirevole. La presenza dell'Italia nel Golfo Persico e il contributo aal mantenimento della pace nella regione sono riconosciuti nel loro valore.

  • Voglio ringraziarla specialmente per la decisione del vostro Governo di accettare il ridispiegamento della nostra 401ma squadriglia caccia dalla Spagna. Questa decisione è un esempio di capitale importanza dell'arte di governare.

  • Mentre l'Alleanza atlantica guarda avanti, ci troveremo ad affrontare sue sfide. Dobbiamo esser pronti a impegnarci col Segretario Generale Gorbaciov, mantenendo al contempo l'unità e una forse difesa tra alleati.

  • La nostra seconda sfida è nell'area del commercio. Mentre l'Europa procede verso il 1992 e l'Atto Unico Europeo, dobbiamo assicurare che i mercati rimangano aperti, in particolare nell'area delle telecomunicazioni».Il verbale segreto dell

Dal verbale segreto dell'incontro, svoltosi il 20 ottobre 1988 fra Reagan e Craxi (che era accompagnato dall'ambasciatore italiano a Washington Rinaldo Petrignani), emerge che Reagan seguì praticamente alla lettera i suggerimenti del suo Consigliere per la Sicurezza Nazionale. Gioverà pertanto tenere presente, di questo terzo documento, solo ciò che Craxi disse a Reagan.

Il Presidente ricevette Craxi alla Sala Ovale e poi lo accompagnò al Giardino delle rose per incontrare la stampa. Dopo di che lo riportò nella Sala Ovale dove iniziò la conversazione.

Craxi si congratulò con Reagan per il fatto che il suo mandato terminava in modo trionfale, come del resto rivelavano i sondaggi. Il leader socialista aggiunse che Italia e Stati Uniti avevano lavorato insieme, e i mutamenti in corso nel mondo avrebbero richiesto senza dubbio che quella collaborazione continuasse. Quando Reagan ringraziò il Governo italiano per aver dato ospitalità agli «aerei senza casa dell'America», Craxi osservò che questi aerei sarebbero stati utili ovunque fossero stati dispiegati. Quando il Presidente americano toccò il tema del dialogo est-ovest, Craxi osservò «di essere favorevole alla riduzione delle spese militari attraverso un processo di controllo delle armi» e che «era un paradosso che l'europa e gli Stati Uniti fossero impegnati in discussioni sulle spese di difesa». Per come lui la vedeva, «gli stessi Stati europei avrebbero dovuto assumersi una maggiore responsabilità nella loro difesa, e avrebbero dovuto chiedere a Gorbaciov di ridurre le armi convenzionali in Europa»

Reagan chiosò dicendo che sulla riduzione degli armamenti vi erano dei problemi al Congresso, dove alcuni membri desideravano riduzioni unilaterali senza attendere che Gorbaciov negoziasse tali riduzioni con gli Stati Uniti.

Si toccarono infine i temi dell'evoluzione della Comunità europea verso un mercato unico.

Craxi si disse contrario a tendenze protezioniste. «Egli disse che la Comunità europea aveva una certa tendenza all'eccessivo protezionismo. Questo protezionismo avrebbe ostacolato le relazioni con gli Stati Uniti e coi Paesi più poveri che circondavano l'Europa». L'agricoltura era per lui un problema particolare. Era un problema mondiale, replicò Reagan, con tutti i surplus agricoli, esito della sovrapproduzione. Il leader socialista rispose che «i surplus in Europa erano talmente vasti che gli europei stavano avendo difficoltà a trovare magazzini per conservare gli alimenti». Alcune derrate erano state inviate addirittura in Austria».

Pensando dunque all'Europa si chiuse l'incontro tra un ex premier e un imminente ex Presidente.

Dalla documentazione esaminata emerge un Craxi che, agli occhi degli americani, certamente spiccava sulla media dei politici italiani a lui contemporanei per fedeltà all'alleanza occidentale (attestatagli da Reagan, come abbiamo visto, perfino nel pieno della crisi di Sigonella), per chiarezza di vedute e di prospettive e soprattutto per deciso e inequivocabile sostegno alla causa dell'Occidente. Certamente è ancora presto per un bilancio storiografico, a cui mancano ancora troppi tasselli. Ma dai documenti consultati si ha quasi l'impressione che gli americani vedessero impersonata in Craxi quell'Italia che essi in fondo avevano sempre desiderato, specialmente in politica estera: ossia un alleato affidabile ed efficace nella NATO; un partner fedele sui vari quadranti; un paese autenticamente europeo senza inopportune chiusure all'esterno.

Se furono sprazzi, o se quello craxiano fu realmente un periodo di fulgore diplomatico del nostro Paese, s'incaricherà la storia di decretarlo quando tutta la documentazione sarà disponibile.

postato da: tea42ndu4me alle ore 22:11 | link | commenti
categorie: documenti, craxi, reagan
giovedì, 23 ottobre 2008

Dear Bettino. Craxi e Reagan nella crisi di Sigonella (1985)

Dear Bettino. Il telegramma di Reagan a Craxi

Dear Bettino...


Comincia così la lettera che Ronald Reagan scrive il 10 ottobre 1985 all'allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi.
Siamo nel pieno della crisi di Sigonella, frutto del dirottamento dell'Achille Lauro, catturata il 7 ottobre precedente da terroristi palestinesi legati all'OLP, mentre si apprestava a lasciare le coste egiziane alla volta di Israele.

E' in atto una grave crisi diplomatica con Washington. I ditottatori dell'"Achille Lauro" si sono alla fine arresi per la mediazione di Abu Abbas, collaboratore di Arafat, il quale ha ottenuto per loro di poter lasciare il paese su un aereo egiziano, con un salvacondotto firmato dall'ambasciatore italiano al Cairo, ma rilasciato sul falso presupposto che non siano stati commessi reati a bordo della nave italiana. Invece, a bordo di essa è stato barbaramente ucciso Leon Klinghoffer, un anziano ebreo americano.

L'aereo egiziano con a bordo i terroristi e Abu Abbas viene intercettato nella notte
fra il 10 e l'11 ottobre da caccia americani, e dirottato su Tunisi, che però nega l'atterraggio. Di modo che l'aereo viene diretto sulla pista della base americana di Sigonella, senza previa consultazione col Governo italiano.

La crisi diventa incandescente quando, messo di fronte a questa situazione, Craxi dispone che una cinquantina di militari circondino l'aereo egiziano onde assicurare i terroristi all'Autorità Giudiziaria italiana. A questo punto, i militari italiani sono circondati da forze armate americane, a loro volta circondate dai Carabinieri. La tensione è al massimo.

E' in questa situazione che  il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan prende la penna e scrive al Premier italiano quanto segue:
Ronald Reagan
"Caro Bettino, ho apprezzato moltissimo l'assistenza che hai accettato di dare nella nostra ultima telefonata dell'altra notte. Come ho reso pubblicamente noto, questo episodio riflette la nostra stretta cooperazione con un alleato esemplare e buon amico: l'Italia. Noi siamo grati.

Comprendo perfettamente la questione che hai sollevato circa l'esigenza che i terroristi, che noi abbiamo consegnato sul suolo italiano, siano sottoposti alla competenza del sistema giudiziario italiano. Voi vi siete impegnati a detenere i terroristi nelle more di ulteriori procedimenti penali. Secondo la nostra concezione, questi procedimenti includono richieste di estradizione da parte degli Stati Uniti per i quattro dirottatori dell'Achille Lauro e l'avvio da parte italiana (con l'assistenza americana) di processi contro i due altri palestinesi. Secondo noi l'Italia dovrebbe detenere tutte le sei persone.

Vi invito rispettosamente nei termini più energici affinché il Governo italiano non desista dal tenere in custodia tutte le sei persone nelle more di ulteriori sviluppi legali I crimini dei quattro che erano a bordo della nave sono soltanto una parte del quadro, Abbiamo ragione di credere che la quinta persona, Abu Abbas, sia un vero e proprio terrorista che costituirebbe la maggior minaccia per i miei connazionali se gli fosse consentito di andarsene libero. Il caso della sesta persona anch'esso abbisogna di essere studiato più da vicino.

Come ti ho informato mentre parlavamo, il Governo degli Stati Uniti, attraverso i canali appropriati, presenterà speditamente una formale richiesta di estradizione per i quattro terroristi che hanno compiuto il dirottamento e il brutale assassinio.

Resto nell'attesa i continuare a lavorare con voi nell'arricchire la notevole serie di successi dell'Italia contro il terrorismo".

Questo documento è stato declassificato da qualche anno (esattamente il 21 ottobre 2003) e si trova nella "George Bush Presidential Library" di College Station, Texas.

I dubbi sollevati da questa lettera, almeno sotto il profilo internazionalistico, non sono trascurabili. Innanzitutto, il Presidente degli Stati Uniti chiede l'estradizione per i quattro terroristi della nave da crociera italiana, ma non per Abu Abbas. Per quest'ultimo, il Presidente si attende che le autorità americane assistano quelle italiane nel processo che si vuole l'Italia avvii contro il dirigente dell'OLP, il quale peraltro è protetto da passaporto diplomatico. Di più. Se  i terroristi rischiassero la pena capitale negli Stati Uniti per la morte dell'anziano turista americano, l'ordinamento italiano non ammetterebbe neppure l'estradizione.

Colpisce poi il fatto che le prove addotte da Reagan per convincere l'autorità giudiziaria italiana a trattenere anche Abu Abbas siano un "abbiamo ragione di credere", che al momento non mette di certo i magistrati italiani nelle condizioni di adire un processo con ragionevoli prove di accusa. Senza trascurare l'imbarazzo, anche sotto il profilo normativo internazionale, di una non richiesta "assistenza" processuale americana. Colpisce, infine, anche l'energica richiesta del Presidente americano di non rilasciare nessuno dei sei personaggi, indipendentemente dalla loro posizione processuale, e dalla posizione personale dei singoli.

I punti sollevati da Reagan, anche alla luce del diritto internazionale, non sono di facile soluzione. Oltre ai quattro terroristi, anche Mohammed Abdul Abbas Zaidan, dirigente del Fronte di Liberazione Palestinese  (FLP), ossia colui che per apparente mandato di Arafat ordina ai terroristi di desistere dai loro intenti, è considerato da Washington (e, si vedrà solo dopo molti anni, anche dalla Magistratura italiana) egli stesso un terrorista, ma, come abbiamo detto, egli è titolare di un passaporto diplomatico che in qualche modo, secondo una certa interpretazione dei giuristi, gli conferisce garanzie e immunità sulla base della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961.

Proprio difficoltà d'ordine giuridico (ma anche politico) porteranno alla decisione di Craxi lasciare libero Abbas (trasferito a Ciampino, e formalmente in attesa di essere interrogato da un magistrato italiano; ma poi segretamente imbarcato su un aereo jugoslavo, sotto falsa identità), provocando l'ira del Ministro della Difesa Giovanni Spadolini, capo del Partito Repubblicano, il quale, il 16 ottobre 1985, ritira il suo appoggio al Governo, per non esser stato consultato sulla materia, inducendo Craxi a presentare dimissioni anticipate, per sicuro di aver agito secondo coscienza, fedele alle sue convinzioni politiche e nel rispetto delle leggi italiane.
Bettino Craxi
Craxi appare ferito: dalla frattura con Spadolini; dal fatto di non apparire un fedele alleato di Washington per il solo fatto di star difendendo l'indipendenza nazionale conformemente al diritto interno e internazionale (l'Italia non ammette la sottrazione di imputati di reati al di fuori dell'estradizione), mentre l'operazione della Delta Force in Italia, nelle ore drammatiche in cui forze americane e italiane si confrontano a Signonella per il controllo dell'aereo su cui si trovano i terroristi arrestati, ha tutti i caratteri di una violazione della sovranità territoriale italiana in base al diritto internazionale.

Il colmo è tuttavia che un sondaggio compiuto dall' "Espresso", proprio in quei giorni, rivela che il 61% degli italiani sono con Craxi, mentre il 19% non condivide le sue scelte sull' "Achille Lauro".

La resurrezione politica di Craxi, superata la crisi di governo, ha del sorpendente. Il Presidente Reagan invita a New York il Premier italiano per un colloquio cordiale di venticinque minuti. L'incontro è stato preceduto da una lettera di Reagan a Craxi.
"Siedo qui col mio ottimo amico" Bettino, dice il Presidente alla stampa.
Secondo il "Time Magazine" dell'11 novembre 1985,  "è stato un segnale che a Craxi è stato dato il tacito appoggio della Casa Bianca". Forse è un po' troppo dire, come fece un osservatore poitico del tempo, che il nuovo governo Craxi era una creazione di Reagan; ma di fatto, anche dopo la crisi di Sigonella, l'Italia continuò a essere per gli Stati Uniti quel fedele alleato che, anche dalla lettera che abbiamo citato (scritta proprio nel pieno della crisi di Sigonella), per Reagan di fatto era.

Certamente, Craxi dovette negoziare con Spadolini un maggior allineamento alla NATO e una più energica posizione contro il terrorismo internazionale, e ovviamente una sorta di "patto tra gentiluomini" di consultazione tra alleati di governo. Ma il peggio per il governo sembrava passato. Anche se il peggio del terrorismo ancora arrivare.

 A fare da contraltare a tutto ciò, restava la scia di polemiche antiamericane su ciò che era accaduto in una tranquilla ottobrata siciliana.
postato da: tea42ndu4me alle ore 18:12 | link | commenti
categorie: documenti, craxi, reagan, sigonella