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mercoledì, 20 maggio 2009

Prendi la metro in Boemia, scendi a Trieste.

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«Bohemia, a desert country near the sea» (W. Shakespeare, The Winter's Tale, Atto III, Sc. III)

William Shakespeare non avrebbe mai pensato che la sua immaginaria Boemia lambita dal mare contro ogni prova geografica avrebbe potuto un giorno realizzarsi.

Dare una costa alla Boemia. Questo è il progetto che nel 1975, in piena Guerra fredda, viene presentato al regime comunista cecoslovacco da un accademico del Politecnico di Praga.

La notizia, già apparsa sul Lidové Noviny, è stata “rifischiata” da Radio Praga, il 12 maggio scorso.

Un professore del Politecnico praghese, Karel Žlábek, nel 1975 mise allo studio un progetto di costruzione di una ferrovia adatta al trasporto di mezzi leggeri e pesanti, che da České Budějovice, in Boemia meridionale, avrebbe raggiunto la costa adriatica, con un percorso sotterraneo di circa 350 chilometri, sui 410 totali.MTR2b07a2_dom1koper

Era previsto che la “metropolitana” riemergesse fra Trieste e Capodistria. A capo del progetto fu messo il Direttore del Dipartimento costruzioni sotterranee “Pragoprojekt”, Jiří Svoboda, reputato il massimo esperto ceco di tunnel.

«Coloro che concepirono il progetto lo ritenevano molto realistico – ha dichiarato Svoboda, a distanza di anni – . L'idea era di collocare il trasporto su strada nel sottosuolo. All'epoca, gli svizzeri stavano sviluppando l'idea di gallerie sotterranee di circa cinquanta chilometri che potessero trasportare veicoli su carri ferroviari. Ciò a cui pensavamo non era un tunnel, ma un sistema di tunnel».

Dulcis in fundo, sarebbe stata poi creata un'isola artificiale al largo delle coste jugoslave, previo accordo con Belgrado. La cosa stupefacente era che quest'isola avrebbe dovuto essere considerata a pieno titolo territorio cecoslovacco, anzi il porto nazionale con il nome di Adriaport.

Nessun accenno il progetto faceva a un possibile accordo con l'Austria, altro stato sotto cui si sarebbe dovuto scavare nei trent'anni della prevista realizzazione della ferrovia.

Ben presto, comunque, l'idea si rivelò molto costosa; e la si ritenne anche problematica per l'esistenza della Cortina di ferro (oltre che per i problematici rapporti fra la Jugoslavia e gli altri Paesi del campo socialista).

Era un'utopia politica ma praticamente realizzabile, come ha sottolineato lo stesso Svoboda. Ma era un'utopia che fu coltivata anche in epoca anteriore: addirittura ben prima del “colpo di Praga” del febbraio 1948.

 

postato da: tea42ndu4me alle ore 17:44 | link | commenti
categorie: guerra fredda, cecoslovacchia
giovedì, 12 giugno 2008

DOCUMENTI TOP SECRET: RISCHIO ATOMICO NEI CIELI RUSSI

u-2

Nel pieno della crisi di Cuba si verificò un episodio su cui la storiografia non ha ancora fatto piena luce.

Il 27 ottobre 1962 un aereo-spia americano U-2 sorvola il territorio sovietico e per circa due ore nessuno ne dà notizia al Presidente Kennedy o al Segretario alla Difesa Robert McNamara, in quel momento impegnati nella ricerca di una soluzione alla crisi caraibica con Fidel Castro e Nikita Khruscev.

Il National Security Archive, cui si deve il lancio della notizia, ha notato che i documenti sul caso U-2 sono ancora classificati come Top Secret, massimo segreto militare, dall’Amministrazione statunitense. Ma il Reporter del “Washington Post” Michael Dobbs ha trovato a College Park, in Virginia, presso i National Archives, una mappa con i dettagli del volo e del tentativo d’intercettazione da parte dei MIG sovietici, non appena il velivolo americano entrò in territorio russo.
 
Una prima squadra di MIG sovietici si alzarò in volo dalla base di Pevek (nella penisola di Chukotka), intercettando l’U-2 mentre volava verso sud, ma non riuscendo ad abbatterlo. Altri MIG levatisi dalla base di Anadyr seguirono l’U-2 in virata verso est, mentre cercava di tornare alla sua base in Alaska.
 
Dalla base in Alaska fu detto via radio al pilota dell’U-2, il Capitano Charles “Chuck” Maultsby, che si disponeva d’informazioni sul volo e sul traffico aereo sovietico in quel momento nell’area, ma che il pilota non poteva avervi accesso, essendo coperte da segreto militare. A Maultsby fu comunque ordinato di virare a sinistra, fino a quando non fosse stato in grado di avvistare la costellazione di Orione sull’ala destra. In quel modo avrebbe saputo di star volando verso ovest, ossia verso l’Alaska.
 
Dal Comando aereo in Alaska si levarono poi in volo due intercettori F-102, armati di testate nucleari, con il compito di riportare a casa l’U-2 e di intercettare i MIG sovietici che lo inseguivano. L’aereo-spia americano andò in riserva di carburante non appena uscì dallo spazio aereo sovietico, planando in Alaska a Kotzebue.
 
Chi abbia installato sul suo computer Google Earth può seguire tutto il volo dell’U-2 semplicemente scaricando il Google Earth layer e aprendolo col programma principale.
 
Di quest’episodio si era completamente all’oscuro nel pieno della crisi di Cuba. Neppure il Colonnello John A. De Portes, diretto superiore del pilota dell’U-2, ne era al corrente, fino a quando non lo raggiunse una brusca telefonata in cui gli si chiedeva«che diavolo stesse facendo con un aereo sulla Russia».
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Le carte d’archivio, sia quelle del Pentagono sia quelle della Casa Bianca, dimostrano che Kennedy e McNamara furono tenuti all’oscuro di tutta questa vicenda per oltre un’ora e mezza dopo lo sconfinamento dell’U-2 in territorio sovietico. Il Segretario alla Difesa convocò precipitosamente, nel pieno della crisi cubana, una riunione coi Capi di Stato Maggiore è informò telefonicamente Kennedy di quello che stava succedendo; quattro minuti dopo McNamara ne informò anche il Dipartimento di Stato. Qui si può leggere il Memorandum del Dipartimento di Stato su quella comunicazione.

Secondo alcune testimonianze, la riunione al Pentagono fu tempestosa e il Segretario alla Difesa l’avrebbe chiusa bruscamente urlando: «Tutto questo significa la guerra con l’Unione Sovietica. Il Presidente deve usare subito la linea rossa con Mosca». Una ricostruzione alquanto inesatta, questa, dato che la “linea rossa” fu istituita dopo, e non prima (né durante) la crisi di Cuba.

La Casa Bianca ebbe alle 14,00, ora locale, di quel 27 ottobre 1962, tutti i dettagli sul caso. Circa mezz’ora dopo l’U-2 atterrava in Alaska. McNamara ordinò prontamente il richiamo di un secondo U-2, che aveva seguito il primo in un’altra missione di esplorazione del Polo  Nord; ordinò poi la cancellazione di tutte le altre missioni similari, e l’apertura di un’inchiesta da parte dell’Air-Force.

La gravità della situazione è dimostrata dal messaggio di Kruschev a Kennedy del 28 ottobre, in cui il leader sovietico esprimeva il timore che un aereo “intruso” americano «avrebbe potuto essere scambiato facilmente per un bombardiere nucleare, il che ci avrebbe spinto a compiere un passo fatale».

Va notato che a quarantasei anni di distanza, i risultati dell’inchiesta condotta dall’Air-Force su quell’incidente sono ancora coperti da segreto militare.
 
Dopo quell’episodio, Kennedy decise di mantenere a terra temporaneamente tutti gli U-2. Ma chi aveva ordinato di sorvolare il territorio sovietico? Poteva un semplice ufficiale aver agito per conto suo, tenendo all’oscuro i suoi diretti superiori? Erano stati impartiti ordini dall’altro, “saltando” i gradi gerarchici?

Sia come sia, sta di fatto che la “Official Air Force History of Maultsby unit” parla di quest’operazione come di un totale successo. Ciò, a mio avviso, significa che ci furono degli ordini precisi, impartiti direttamente o indirettamente dal Pentagono; anche sotto il mascheramento di “missioni polari”. Del resto, la precedente esperienza dell’abbattimento dell’U-2, fatta dall’amministrazione Eisenhower, e la serie di missioni già in programma per questi aerei-spia, e poi annullate da Kennedy, induce a supporre una linea di continuità fra le varie amministrazioni americane, durante la Guerra fredda, nell’approvazione, aperta o coperta, di questo tipo di missioni.

postato da: tea42ndu4me alle ore 09:23 | link | commenti
categorie: usa , guerra fredda, urss, u-2