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venerdì, 24 aprile 2009

Istruzioni per Obama: Bob Kennedy voleva la fine dell'embargo a Cuba

robert_f_kennedySe il Presidente statunitense Obama cerca materiale di riflessione sulla possibilità di rimuovere il divieto per gli americani di recarsi liberamente a Cuba, come ha annunciato la scorsa settimana, ne troverà certamente nell'articolo che Kathleeen Kennedy Townsend ha pubblicato sul Washington Post del 23 aprile scorso.

La Kennedy è la figlia di Robert Kennedy, il fratello di quel “JFK”, giovane Presidente pioniere della “nuova frontiera”, di cui Bob era Ministro di Giustizia. E che del fratello avrebbe condiviso il tragico destino.

La Kennedy ha raccontato dalle colonne del Washingon Post che, come Attorney General della nuova amministrazione di Lyndon Johnson, nel 1963 suo padre s'interessò del caso di una cinquantina di studenti di un College americano, messi sotto processo per aver infranto,durante le vacanze natalizie, il divieto per i cittadini americani di recarsi a Cuba. Era una situazione assai delicata, perché i giovani rischiavano senza dubbio una severa condanna.

Robert Kennedy, il 12 dicembre 1963 (si era a pochi giorni dalla tragica scomparsa del fratello John, a Dallas), opponendosi al processo agli studenti, scrisse al Segretario di Stato Dean Rusk, in questi termini: “Ci sono verosimilmente due modi di procedere che ci si aprono davanti in queste circostanze. Uno: fare qualsiasi sforzo per ridurre le visite a Cuba; due: cancellare l'esistente regolamentazione che proibisce tali visite. La prima soluzione è improbabile che risolva il problema; io sono in favore della seconda”. Il divieto di recarsi a Cuba, argomentava Bob Kennedy, violava il diritto degli americani di viaggiare. Anzi, comprimere questa libertà era l'esatto contrario dei valori americani.

L'articolo e i documenti originali  integrali del caso posso essere letti qui.

«Nonostante la sua chiarezza – scrive ancora la Kennedy Townsend - la posizione di mio padre non ebbe seguito. Invero la Casa Bianca di Johnson si schierò con le ragioni del Dipartimento di Stato », di non voler distendere i rapporti con Cuba per non dare l'idea che gli Stati Uniti stessero abbassando la guardia. Tale approccio di Washington s'inseriva in una politica generale mirante a far sì tutta l'America Latina isolasse Castro: una politica che sarebbe riuscita fin solo verso la metà degli anni Settanta.

 

obamaLa  Kennedy sottolinea che i leader latino-americani hanno ribadito al Presidente Obama idee certamente non nuove, in occasione del recente vertice delle Americhe. Ossia che è ormai tempo di normalizzare le relazioni con l'Avana, perché continuando a isolare Cuba Washington isola se stessa.

Lo dicono anche i sondaggi: il 64% degli americani e il 67% di cubani che vivono a Miami è favorevole a togliere il divieto di recarsi nell'isola Caraibica; il 71% ritiene giunto il momento di normalizzare le relazioni bilaterali.

L'alba di un nuovo giorno nelle relazioni tra Washington e L'Avana è possibile, e lo ha dichiarato lo stesso Obama una settimana fa. Conoscendo la frenetica attività legislativa dell'allora senatore Obama, c'è da attendersi che, da presidente, egli si faccia promotore quanto prima di un Freedom to Travel to Cuba Act, di una nuova legge sulla libertà di viaggiare a Cuba, che cancelli il vecchio embargo.

«Lo scopo – conclude la Kennedy nel suo articolo sul Washington Post – è non solo l'avanzamento della democrazia a Cuba, ma, come Robert Kennedy credeva, una politica coerente con la santità delle libertà tradizionali e coi valori di una società libera: la nostra».

fidel_castro_01A questo articolo della Kennedy ha risposto il 24 aprile lo stesso Fidel Castro, che in una nota, peraltro elogiativa dell'articolo, ha osservato: «La nipote del presidente che cercò di invaderci e far cadere il governo rivoluzionario cubano e imporre il blocco, si somma adesso ad un coro sempre più ampio a favore del rovescio di questa politica stabilita mezzo secolo fa».

Resta solo un interrogativo, giustificato dalla lettura dei documenti diplomatici americani: fosse scampato e sopravvissuto all'attentato di Dallas, JFK avrebbe condiviso la politica di suo fratello?

postato da: tea42ndu4me alle ore 05:40 | link | commenti
categorie: usa , cuba, kennedy, obama
sabato, 07 giugno 2008

UN MINUTO A MEZZANOTTE: CUBA, USA, URSS. I DOCUMENTI SEGRETI

Kennedy nel pieno della crisi di Cuba

Durante la crisi di Cuba dell’ottobre 1962, i Sovietici volevano distruggere la base americana di Guantanamo, nell’isola caraibica. In occasione dell’uscita del libro del corrispondente del Washington Post, Michael Dobbs, Minute to Midnight: Kennedy, Khrushchev and Castro on the Brink of Nuclear War, il National Security Archive ha riproposto documenti segretissimi, i quali dimostrano che l’URSS aveva un piano per distruggere la base americana sita a Guantanamo, nell’isola di Cuba.

La notizia è del 4 giugno scorso. «Missili da crociera con testata nucleare erano pronti a distruggere la base navale americana a Guantanamo, nel caso in cui gli apparati militari statunitensi avessero convinto il Presidente Kennedy a invadere Cuba durante la crisi missilistica del 1962 […]. I documenti dimostrano che l’intelligence statunitense aveva identificato armi sovietiche come pezzi di “artiglieria non identificata”, mentre in verità si trattava di missili da crociera, armati con dispositivi nucleari delle dimensioni della bomba di Hiroshima. Essi furono dispiegati entro quindici miglia dalla base di Guantanamo, il 27 ottobre 1962, lo stesso giorno in cui i Capi di Stato Maggiore raccomandavano una generale invasione di Cuba da parte degli Stati Uniti, al fine di distruggere le basi missilistiche sovietiche. Il Presidente Kennedy respinse il suggerimento dei suoi consiglieri militari in favore di una soluzione diplomatica alla crisi, che includesse un’intesa segreta tra suo fratello [Robert Kennedy] e l’ambasciatore sovietico [a Washington]».

Nelle prossime cinque settimane il National Security Archive pubblicherà una serie di documenti chiave su aspetti ancora sconosciuti della crisi di Cuba: in particolare su come furono immagazzinate le armi nucleari date dai sovietici a Castro, sul modo in cui esse sarebbero state controllate e sul confronto navale sovieto-americano intorno all’isola di Cuba, che rischiò di scatenare un terzo conflitto mondiale.
postato da: tea42ndu4me alle ore 17:17 | link | commenti
categorie: cuba, kennedy, urss, khrusciov