Chi sono

Utente: tea42ndu4me
MATTEO LUIGI NAPOLITANO

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visited *loading* times
giovedì, 23 ottobre 2008

Dear Bettino. Craxi e Reagan nella crisi di Sigonella (1985)

Dear Bettino. Il telegramma di Reagan a Craxi

Dear Bettino...


Comincia così la lettera che Ronald Reagan scrive il 10 ottobre 1985 all'allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi.
Siamo nel pieno della crisi di Sigonella, frutto del dirottamento dell'Achille Lauro, catturata il 7 ottobre precedente da terroristi palestinesi legati all'OLP, mentre si apprestava a lasciare le coste egiziane alla volta di Israele.

E' in atto una grave crisi diplomatica con Washington. I ditottatori dell'"Achille Lauro" si sono alla fine arresi per la mediazione di Abu Abbas, collaboratore di Arafat, il quale ha ottenuto per loro di poter lasciare il paese su un aereo egiziano, con un salvacondotto firmato dall'ambasciatore italiano al Cairo, ma rilasciato sul falso presupposto che non siano stati commessi reati a bordo della nave italiana. Invece, a bordo di essa è stato barbaramente ucciso Leon Klinghoffer, un anziano ebreo americano.

L'aereo egiziano con a bordo i terroristi e Abu Abbas viene intercettato nella notte
fra il 10 e l'11 ottobre da caccia americani, e dirottato su Tunisi, che però nega l'atterraggio. Di modo che l'aereo viene diretto sulla pista della base americana di Sigonella, senza previa consultazione col Governo italiano.

La crisi diventa incandescente quando, messo di fronte a questa situazione, Craxi dispone che una cinquantina di militari circondino l'aereo egiziano onde assicurare i terroristi all'Autorità Giudiziaria italiana. A questo punto, i militari italiani sono circondati da forze armate americane, a loro volta circondate dai Carabinieri. La tensione è al massimo.

E' in questa situazione che  il Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan prende la penna e scrive al Premier italiano quanto segue:
Ronald Reagan
"Caro Bettino, ho apprezzato moltissimo l'assistenza che hai accettato di dare nella nostra ultima telefonata dell'altra notte. Come ho reso pubblicamente noto, questo episodio riflette la nostra stretta cooperazione con un alleato esemplare e buon amico: l'Italia. Noi siamo grati.

Comprendo perfettamente la questione che hai sollevato circa l'esigenza che i terroristi, che noi abbiamo consegnato sul suolo italiano, siano sottoposti alla competenza del sistema giudiziario italiano. Voi vi siete impegnati a detenere i terroristi nelle more di ulteriori procedimenti penali. Secondo la nostra concezione, questi procedimenti includono richieste di estradizione da parte degli Stati Uniti per i quattro dirottatori dell'Achille Lauro e l'avvio da parte italiana (con l'assistenza americana) di processi contro i due altri palestinesi. Secondo noi l'Italia dovrebbe detenere tutte le sei persone.

Vi invito rispettosamente nei termini più energici affinché il Governo italiano non desista dal tenere in custodia tutte le sei persone nelle more di ulteriori sviluppi legali I crimini dei quattro che erano a bordo della nave sono soltanto una parte del quadro, Abbiamo ragione di credere che la quinta persona, Abu Abbas, sia un vero e proprio terrorista che costituirebbe la maggior minaccia per i miei connazionali se gli fosse consentito di andarsene libero. Il caso della sesta persona anch'esso abbisogna di essere studiato più da vicino.

Come ti ho informato mentre parlavamo, il Governo degli Stati Uniti, attraverso i canali appropriati, presenterà speditamente una formale richiesta di estradizione per i quattro terroristi che hanno compiuto il dirottamento e il brutale assassinio.

Resto nell'attesa i continuare a lavorare con voi nell'arricchire la notevole serie di successi dell'Italia contro il terrorismo".

Questo documento è stato declassificato da qualche anno (esattamente il 21 ottobre 2003) e si trova nella "George Bush Presidential Library" di College Station, Texas.

I dubbi sollevati da questa lettera, almeno sotto il profilo internazionalistico, non sono trascurabili. Innanzitutto, il Presidente degli Stati Uniti chiede l'estradizione per i quattro terroristi della nave da crociera italiana, ma non per Abu Abbas. Per quest'ultimo, il Presidente si attende che le autorità americane assistano quelle italiane nel processo che si vuole l'Italia avvii contro il dirigente dell'OLP, il quale peraltro è protetto da passaporto diplomatico. Di più. Se  i terroristi rischiassero la pena capitale negli Stati Uniti per la morte dell'anziano turista americano, l'ordinamento italiano non ammetterebbe neppure l'estradizione.

Colpisce poi il fatto che le prove addotte da Reagan per convincere l'autorità giudiziaria italiana a trattenere anche Abu Abbas siano un "abbiamo ragione di credere", che al momento non mette di certo i magistrati italiani nelle condizioni di adire un processo con ragionevoli prove di accusa. Senza trascurare l'imbarazzo, anche sotto il profilo normativo internazionale, di una non richiesta "assistenza" processuale americana. Colpisce, infine, anche l'energica richiesta del Presidente americano di non rilasciare nessuno dei sei personaggi, indipendentemente dalla loro posizione processuale, e dalla posizione personale dei singoli.

I punti sollevati da Reagan, anche alla luce del diritto internazionale, non sono di facile soluzione. Oltre ai quattro terroristi, anche Mohammed Abdul Abbas Zaidan, dirigente del Fronte di Liberazione Palestinese  (FLP), ossia colui che per apparente mandato di Arafat ordina ai terroristi di desistere dai loro intenti, è considerato da Washington (e, si vedrà solo dopo molti anni, anche dalla Magistratura italiana) egli stesso un terrorista, ma, come abbiamo detto, egli è titolare di un passaporto diplomatico che in qualche modo, secondo una certa interpretazione dei giuristi, gli conferisce garanzie e immunità sulla base della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961.

Proprio difficoltà d'ordine giuridico (ma anche politico) porteranno alla decisione di Craxi lasciare libero Abbas (trasferito a Ciampino, e formalmente in attesa di essere interrogato da un magistrato italiano; ma poi segretamente imbarcato su un aereo jugoslavo, sotto falsa identità), provocando l'ira del Ministro della Difesa Giovanni Spadolini, capo del Partito Repubblicano, il quale, il 16 ottobre 1985, ritira il suo appoggio al Governo, per non esser stato consultato sulla materia, inducendo Craxi a presentare dimissioni anticipate, per sicuro di aver agito secondo coscienza, fedele alle sue convinzioni politiche e nel rispetto delle leggi italiane.
Bettino Craxi
Craxi appare ferito: dalla frattura con Spadolini; dal fatto di non apparire un fedele alleato di Washington per il solo fatto di star difendendo l'indipendenza nazionale conformemente al diritto interno e internazionale (l'Italia non ammette la sottrazione di imputati di reati al di fuori dell'estradizione), mentre l'operazione della Delta Force in Italia, nelle ore drammatiche in cui forze americane e italiane si confrontano a Signonella per il controllo dell'aereo su cui si trovano i terroristi arrestati, ha tutti i caratteri di una violazione della sovranità territoriale italiana in base al diritto internazionale.

Il colmo è tuttavia che un sondaggio compiuto dall' "Espresso", proprio in quei giorni, rivela che il 61% degli italiani sono con Craxi, mentre il 19% non condivide le sue scelte sull' "Achille Lauro".

La resurrezione politica di Craxi, superata la crisi di governo, ha del sorpendente. Il Presidente Reagan invita a New York il Premier italiano per un colloquio cordiale di venticinque minuti. L'incontro è stato preceduto da una lettera di Reagan a Craxi.
"Siedo qui col mio ottimo amico" Bettino, dice il Presidente alla stampa.
Secondo il "Time Magazine" dell'11 novembre 1985,  "è stato un segnale che a Craxi è stato dato il tacito appoggio della Casa Bianca". Forse è un po' troppo dire, come fece un osservatore poitico del tempo, che il nuovo governo Craxi era una creazione di Reagan; ma di fatto, anche dopo la crisi di Sigonella, l'Italia continuò a essere per gli Stati Uniti quel fedele alleato che, anche dalla lettera che abbiamo citato (scritta proprio nel pieno della crisi di Sigonella), per Reagan di fatto era.

Certamente, Craxi dovette negoziare con Spadolini un maggior allineamento alla NATO e una più energica posizione contro il terrorismo internazionale, e ovviamente una sorta di "patto tra gentiluomini" di consultazione tra alleati di governo. Ma il peggio per il governo sembrava passato. Anche se il peggio del terrorismo ancora arrivare.

 A fare da contraltare a tutto ciò, restava la scia di polemiche antiamericane su ciò che era accaduto in una tranquilla ottobrata siciliana.
postato da: tea42ndu4me alle ore 18:12 | link | commenti
categorie: documenti, craxi, reagan, sigonella

Commenti