
«Bohemia, a desert country near the sea» (W. Shakespeare, The Winter's Tale, Atto III, Sc. III)
William Shakespeare non avrebbe mai pensato che la sua immaginaria Boemia lambita dal mare contro ogni prova geografica avrebbe potuto un giorno realizzarsi.
Dare una costa alla Boemia. Questo è il progetto che nel 1975, in piena Guerra fredda, viene presentato al regime comunista cecoslovacco da un accademico del Politecnico di Praga.
La notizia, già apparsa sul Lidové Noviny, è stata “rifischiata” da Radio Praga, il 12 maggio scorso.
Un professore del Politecnico praghese, Karel Žlábek, nel 1975 mise allo studio un progetto di costruzione di una ferrovia adatta al trasporto di mezzi leggeri e pesanti, che da České Budějovice, in Boemia meridionale, avrebbe raggiunto la costa adriatica, con un percorso sotterraneo di circa 350 chilometri, sui 410 totali.
Era previsto che la “metropolitana” riemergesse fra Trieste e Capodistria. A capo del progetto fu messo il Direttore del Dipartimento costruzioni sotterranee “Pragoprojekt”, Jiří Svoboda, reputato il massimo esperto ceco di tunnel.
«Coloro che concepirono il progetto lo ritenevano molto realistico – ha dichiarato Svoboda, a distanza di anni – . L'idea era di collocare il trasporto su strada nel sottosuolo. All'epoca, gli svizzeri stavano sviluppando l'idea di gallerie sotterranee di circa cinquanta chilometri che potessero trasportare veicoli su carri ferroviari. Ciò a cui pensavamo non era un tunnel, ma un sistema di tunnel».
Dulcis in fundo, sarebbe stata poi creata un'isola artificiale al largo delle coste jugoslave, previo accordo con Belgrado. La cosa stupefacente era che quest'isola avrebbe dovuto essere considerata a pieno titolo territorio cecoslovacco, anzi il porto nazionale con il nome di Adriaport.
Nessun accenno il progetto faceva a un possibile accordo con l'Austria, altro stato sotto cui si sarebbe dovuto scavare nei trent'anni della prevista realizzazione della ferrovia.
Ben presto, comunque, l'idea si rivelò molto costosa; e la si ritenne anche problematica per l'esistenza della Cortina di ferro (oltre che per i problematici rapporti fra la Jugoslavia e gli altri Paesi del campo socialista).
Era un'utopia politica ma praticamente realizzabile, come ha sottolineato lo stesso Svoboda. Ma era un'utopia che fu coltivata anche in epoca anteriore: addirittura ben prima del “colpo di Praga” del febbraio 1948.