Mi aveva incuriosito un cenno di Massimo Pini nella sua biografia di Craxi (Milano, Mondadori, 2006). «In parallelo con le disgrazie di Ciriaco [De Mita, all'epoca Presidente del Consiglio], - scrive Pini - la figura di Craxi si ammantava di sempre maggior prestigio, anche internazionale. Premiato nell'ottobre 1988 come “uomo dell'anno” dalla comunità italoamericana, era stato ricevuto nuovamente da Ronald Reagan alla Casa Bianca, alla vigilia delle elezioni presidenziali che avrebbero visto la vittoria di George Bush senior» (p. 384 dell'edizione Oscar).
Che, nonostante la crisi di Sigonella e alcune punte dialettiche con Washington, la figura di Craxi fosse per l'Amministrazione Reagan, nel 1988, ancora così importante per i rapporti con l'Italia e per il collocamento di quest'ultima nel blocco occidentale, Pini lo fa certamente intuire dalle righe che ho citato.
Ma la documentazione segreta e declassificata americana consente ora di studiare sotto una luce nuova quella visita negli Stati Uniti dell'ormai ex premier italiano.
Non è raro che un ex primo ministro desideri incontrare un Presidente ancora in carica, specialmente se esiste una corrente di stima personale. Dal punto di vista protocollare, tuttavia, è ovvio che la cosa assuma un significato del tutto diverso rispetto a un “vertice” fra pari grado.
Eppure la visita di Craxi negli Stati Uniti, nei giorni 20-22 ottobre 1988, tralasciando gli aspetti privati (il leader socialista vi si recava per ricevere un premio dalla comunità italiana) assunse, come vedremo, un'importanza diplomatica forse di non poco conto.
Anzitutto una precisazione. Com'è logico, è Craxi che, in previsione della trasferta americana, chiede di essere ricevuto da Reagan, e lo fa verso la metà del settembre 1988 attraverso il Dipartimento di Stato.
Ce lo dice una memorandum confidenziale per il Consigliere alla Sicurezza Nazionale, Colin Powell, del 22 settembre 1988, redatto dal Segretario esecutivo del Dipartimento, Melvyn Levitsky.
«Bettino Craxi – vi si legge – ex Primo Ministro e attuale leader del Partito Socialista Itaiano, ha chiesto un breve incontro di “addio” e la possibilità di una foto ricordo col Presidente, durante la sua visita a Washington del 20-22 ottobre Craxi sarà a Washington in primo luogo per ricevere un premio dalla Fondazione italo-americana. Sarà ospite d'onore, il 21 ottobre, alla colazione offerta dal Segretario [di Stato] Schultz e spera altresì d'incontrare il vice-Presidente [George Bush senior]. Craxi è ampiamente considerato la figura più di spicco della politica italiana odierna. E' il maggiore candidato a succedere al Primo Ministro De Mita nel caso in cui i democristiani dovessero rassegnare le dimissioni».
E poi una frase rivelatrice: «L'appoggio di Craxi potrebbe dimostrarsi un grande vantaggio per gli Stati Uniti nel conseguimento di più ampi obiettivi internazionali. Il Dipartimento di Stato appoggia questa richiesta di una foto ricordo e di un breve incontro col Presidente, nel caso in cui l'agenda del Presidente lo consenta».
E l'agenda di Reagan consentì. Durò esattamente quindici minuti, dalle 10,30 alle 10,45, il colloquio fra Ronald Reagan e Bettino Craxi, quel 20 ottobre 1988.
I diari di Reagan hanno in proposito solo un fuggevole cenno: «Giovedì, 20 ottobre: ...Visita da Bettino Craxi, ex primo ministro italiano». (The Reagan Diaries, New York, Harper & Collins 2007, p. 659).
Certamente, in una giornata densa, iniziata alle dieci del mattino con questioni di bilancio che il nuovo Presidente degli Stati Uniti avrebbe ereditato (e Reagan ne parlò proprio con George Bush senior, suo vice, e suo successore di lì a poco); giornata proseguita con un incontro con Colin Powell dopo un attacco suicida al confine israelo-libanese, e coi problemi legali dell'ex presidente filippino Marcos; culminata poi in un vertice col Presidente sudcoreano Roh Tae Woo, in visita a Washington; in un tale contesto, insomma, era chiaro, che la venuta di Craxi a Washington potesse meritare pochissime righe di diario da parte del Presidente americano.
Ma i documenti segreti sono molto più dettagliati e assai più interessanti.
Vi è anzitutto un promemoria segreto, preparato da Colin Powell per Reagan.
Craxi, vi si legge, ha chiesto di incontrare il Presidente (quasi uscente: siamo alla vigilia delle elezioni presidenziali) degli Stati Uniti per un congedo e per ringraziarlo per la il suo efficace modo di gestire l'alleanza atlantica e le relazioni est-ovest. Seguono, nel documento, alcune interessantissime annotazioni di Powell: «Craxi è il più potente leader politico italiano. Come Primo Ministro fra il 1983 e il 1987, ha forgiato una politica estera italiana più assertiva, sostenendo il dispiegamento in Italia dei missili nucleari a medio raggio, e unendosi a noi e agli altri alleati occidentali nell'inviare forze di pace in Libano, e dragamine nel canale di Suez. Da quando ha lasciato l'incarico nel 1987, ha energicamente appoggiato la decisione dell'Italia di accettare il ridispiegamento della nostra 401ma squadriglia di caccia dalla Spagna in Italia. Ha difeso la decisione del governo di dispiegare le navi italiane nel Golfo Persico, e di contribuire alla forza di osservatori delle Nazioni Unite che controlla il cessate il fuoco tra Iran e Iraq. Il partito socialista di Craxi è secondo in grandezza nella coalizione pentapartito al governo attualmente diretta da Ciriaco De Mita, che vi ha reso visita in giugno. Tutti gli osservatori politici in Italia predicono che Craxi diverrà ancora una volta primo ministro italiano. Abbiamo avuto la nostra razione di divergenze con Craxi in passato, in particolare sulla politica mediorientale e in relazione alla Libia. Ma, tutto sommato, egli è stato uno dei più saldi sostenitori dell'Occidente».
Questo era il quadro tracciato da Colin Powell per Reagan.
Il secondo foglio di questo promemoria segreto è altrettanto interessante. S'intitola “Punti da trattare” con Craxi.
Sono cinque, una sorta di linea-guida per Ronald Reagan, nei quindici minuti concessi al leader socialista:
Il contributo italiano alla sicurezza occidentale è stato ammirevole. La presenza dell'Italia nel Golfo Persico e il contributo aal mantenimento della pace nella regione sono riconosciuti nel loro valore.
Voglio ringraziarla specialmente per la decisione del vostro Governo di accettare il ridispiegamento della nostra 401ma squadriglia caccia dalla Spagna. Questa decisione è un esempio di capitale importanza dell'arte di governare.
Mentre l'Alleanza atlantica guarda avanti, ci troveremo ad affrontare sue sfide. Dobbiamo esser pronti a impegnarci col Segretario Generale Gorbaciov, mantenendo al contempo l'unità e una forse difesa tra alleati.
La nostra seconda sfida è nell'area del commercio. Mentre l'Europa procede verso il 1992 e l'Atto Unico Europeo, dobbiamo assicurare che i mercati rimangano aperti, in particolare nell'area delle telecomunicazioni».
Dal verbale segreto dell'incontro, svoltosi il 20 ottobre 1988 fra Reagan e Craxi (che era accompagnato dall'ambasciatore italiano a Washington Rinaldo Petrignani), emerge che Reagan seguì praticamente alla lettera i suggerimenti del suo Consigliere per la Sicurezza Nazionale. Gioverà pertanto tenere presente, di questo terzo documento, solo ciò che Craxi disse a Reagan.
Il Presidente ricevette Craxi alla Sala Ovale e poi lo accompagnò al Giardino delle rose per incontrare la stampa. Dopo di che lo riportò nella Sala Ovale dove iniziò la conversazione.
Craxi si congratulò con Reagan per il fatto che il suo mandato terminava in modo trionfale, come del resto rivelavano i sondaggi. Il leader socialista aggiunse che Italia e Stati Uniti avevano lavorato insieme, e i mutamenti in corso nel mondo avrebbero richiesto senza dubbio che quella collaborazione continuasse. Quando Reagan ringraziò il Governo italiano per aver dato ospitalità agli «aerei senza casa dell'America», Craxi osservò che questi aerei sarebbero stati utili ovunque fossero stati dispiegati. Quando il Presidente americano toccò il tema del dialogo est-ovest, Craxi osservò «di essere favorevole alla riduzione delle spese militari attraverso un processo di controllo delle armi» e che «era un paradosso che l'europa e gli Stati Uniti fossero impegnati in discussioni sulle spese di difesa». Per come lui la vedeva, «gli stessi Stati europei avrebbero dovuto assumersi una maggiore responsabilità nella loro difesa, e avrebbero dovuto chiedere a Gorbaciov di ridurre le armi convenzionali in Europa»
Reagan chiosò dicendo che sulla riduzione degli armamenti vi erano dei problemi al Congresso, dove alcuni membri desideravano riduzioni unilaterali senza attendere che Gorbaciov negoziasse tali riduzioni con gli Stati Uniti.
Si toccarono infine i temi dell'evoluzione della Comunità europea verso un mercato unico.
Craxi si disse contrario a tendenze protezioniste. «Egli disse che la Comunità europea aveva una certa tendenza all'eccessivo protezionismo. Questo protezionismo avrebbe ostacolato le relazioni con gli Stati Uniti e coi Paesi più poveri che circondavano l'Europa». L'agricoltura era per lui un problema particolare. Era un problema mondiale, replicò Reagan, con tutti i surplus agricoli, esito della sovrapproduzione. Il leader socialista rispose che «i surplus in Europa erano talmente vasti che gli europei stavano avendo difficoltà a trovare magazzini per conservare gli alimenti». Alcune derrate erano state inviate addirittura in Austria».
Pensando dunque all'Europa si chiuse l'incontro tra un ex premier e un imminente ex Presidente.
Dalla documentazione esaminata emerge un Craxi che, agli occhi degli americani, certamente spiccava sulla media dei politici italiani a lui contemporanei per fedeltà all'alleanza occidentale (attestatagli da Reagan, come abbiamo visto, perfino nel pieno della crisi di Sigonella), per chiarezza di vedute e di prospettive e soprattutto per deciso e inequivocabile sostegno alla causa dell'Occidente. Certamente è ancora presto per un bilancio storiografico, a cui mancano ancora troppi tasselli. Ma dai documenti consultati si ha quasi l'impressione che gli americani vedessero impersonata in Craxi quell'Italia che essi in fondo avevano sempre desiderato, specialmente in politica estera: ossia un alleato affidabile ed efficace nella NATO; un partner fedele sui vari quadranti; un paese autenticamente europeo senza inopportune chiusure all'esterno.
Se furono sprazzi, o se quello craxiano fu realmente un periodo di fulgore diplomatico del nostro Paese, s'incaricherà la storia di decretarlo quando tutta la documentazione sarà disponibile.



